
Gennaio 2001
Le ultime parole lasciate alla famiglia
Dopo la morte di Anna, Giovanni affida ai figli il dolore, la gratitudine e le ultime parole del suo racconto.
Il dolore di Giovanni
Il 30 gennaio 2001 Giovanni scrive una poesia per Anna. Ricorda che lei gli ripeteva di andare piano e si domanda se volesse risparmiargli la fatica. Poi scrive che a correre è stata lei, volando in cielo e lasciandolo solo.
I figli sono con lui, ma anche loro vivono la mancanza della madre e il dolore della separazione. Giovanni li ringrazia per l’assistenza e la vicinanza. Quando scrive, sono passati trentasei giorni dalla morte di Anna. Ripercorre le date dell’autunno, il loro anniversario, il compleanno di lei, il ringraziamento a Bonaria e l’ultima riunione di famiglia. Dice di aver perduto anche la parola.

Lo specchio degli anni passati
Giovanni scrive che con Anna ha vissuto il bello e il cattivo tempo e ricorda la perdita dei due figli. Durante la malattia lei gli aveva chiesto più volte come avrebbe fatto senza di lei. Lui aveva cercato di rassicurarla; ora, guardando all’aiuto dei figli, riconosce che aveva ragione.
A un certo punto non trova più la forza di continuare. Chiama quelle poche pagine lo specchio degli anni passati e le lascia ai figli con una parola semplice: papà. Non ha raccontato ogni singolo giorno, ma ha consegnato loro il filo della vita che aveva condiviso con Anna: l’attesa, l’incontro, l’amore, il matrimonio, i figli, le perdite e la separazione.
Nelle ultime righe Giovanni scrive che più si ama e più grande è la sofferenza al momento del distacco. Poi prega Dio di poter vivere gli anni che gli restano insieme ai figli e a tutti i nipoti. Anna non è più accanto a lui; la famiglia che avevano costruito, invece, gli è rimasta vicina.